Il Core

La baia del Core prende il nome da un’effigie, simile alla forma di un cuore, dovuta ad un'intrusione magmatica che ha donato alla roccia tali caratteristiche.

La falesia di questa zona è delineata da una spiaggia di ciottoli e ghiaia qualificata dalla presenza di un antro denominato "Grotta dello Smeraldo" e raggiungibile solo via mare. Tra i racconti legati all’isola, quello di questa caletta si distingue particolarmente per fantasia ma merita in ogni caso di essere raccontato.

La leggenda narra che un tempo l’isola fosse abitata dai Giganti, e proprio nella grotta del Core la figlia del re amava fare il bagno. Il Dio Nettuno si innamorò della giovane, che lo ricambiò, ma che non si tratteneva dal tradire il signore dei mari. Scoperto l'inganno Nettuno uccise la traditrice e pazzo di dolore ne appese il cuore sanguinante sulla parete della roccia.

Cala Inferno

Una delle caratteristiche di Cala Inferno che in primo luogo risalta alla vista è un piccolo sbarcatoio dove sono ancora visibili opere murarie e scavi che i Romani utilizzarono per la realizzazione di uno dei tanti depositi dell'acquedotto isolano. Esso servì a rifornire di acqua le navi italiane fino alla seconda guerra mondiale.

Fino agli anni cinquanta la località di Le Forna era collegata con il porto di Ponza soprattutto via mare e sia la merce che i passeggeri venivano caricati su delle barche a remi che partivano dallo scalo di Punta Bianca, e facevano la spola con Cala Inferno, distante due miglia.

La scala di Cala Inferno, oltre trecento scaloni, fu intagliata per montare sul colle. Venne fatta costruire dai Borboni proprio per agevolare i collegamenti con l'altro nucleo abitativo che arrivò a Ponza nel 1772 proveniente da Torre del Greco, stabilendosi proprio nella zona settentrionale dell’isola, Le Forna. Per quasi due secoli si sono caricate e scaricate le merci provenienti dal Porto e destinate al versante nord.

Arco Naturale

La natura ha regalato all'isola di Ponza una costa frastagliata le cui rocce cambiano colore con il riflesso del sole. Scogli, faraglioni, dalle forme più strane, fanno da cornice. L’Arco naturale, che prende il nome dalla propria conformazione, è alto più di trenta metri e con un’apertura di circa sette troneggia nel versante orientale. Detto anche "u'spacc purp", nome che probabilmente deriva da un antico attrezzo da pesca, somigliante all'arco, che serviva a preparare il polpo per farne un'esca da mettere nelle nasse.

Gavi

L'isola di Gavi fa parte dell'Arcipelago Pontino. L'isolotto è privo di spiagge e presenta una costa rocciosa e frastagliata a picco sul mare.

Un tempo l'isola veniva adibita a pascolo e vi era una cava di caolino e bentonite. La flora è molto simile a quella di Ponza, mentre la fauna vanta una specie di lucertola unica, detta lucertola di Gavi, che si distingue per la propria lunghezza ed un particolare colore scuro. L' isolotto è, inoltre, meta del gabbiano reale e del falco pellegrino, che nidificano qui.



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